Dante Alighieri on the Web
http://www.greatdante.net

Somme ceneri polveri italiane

Dante senza pace e un certo nostro costume

di Indro Montanelli

Siamo, fuor di calendario, alle Ceneri. In America si spargono in mare quelle, su cui tutto il mondo piange, di John John e delle sue compagne di volo e di morte. In Italia si litiga (tanto per cambiare) su quelle di Dante Alighieri, un Defunto di quasi settecento anni fa, da cui da allora non si riesce a dare definitiva sepoltura.

Il professor Francesco Mazzoni, che di quel Defunto ne sa piu’ di tutti, ha avuto certamente ragione di definire "una bufala" l’attribuzione a quel cadavere del pizzico di polveri rinvenute in un anfratto della Biblioteca Nazionale di Firenze. Ma forse poteva usare un termine un po’ piu’ morbido: non solo per riguardo alla scopritrice in legittima estasi dinanzi alle supposte reliquie. Ma anche per non tagliare la strada all’aggiunta di un ennesimo capitolo alla telenovela di uno scheletro, cui forse il titolare deve la sua popolarita’ piu’ che al luccichio del suo genio.

Essa inizio’ subito dopo la sua sepoltura nella Chiesa dei Frati minori di Ravenna, quando Firenze (che i fiorentini li ama solo da morti) ebbe la sfacciataggine di richiederne i resti ai ravennati. Ai quali fu facile rispondere che a proteggere e a sfamare il Poeta erano stati loro. Ma un secolo e mezzo dopo la richiesta fu reiterata, e stavolta con la firma di un Papa fiorentino, Leone X dei Medici, cui era piu’ difficile dire di no. Ossequiosamente, i ravennati quindi risposero invitandolo a mandare qualcuno a ritirare le spoglie. Ma il loculo era vuoto. Mostrandosene essi stessi sorpresi, i ravennati avanzarono due ipotesi: o che i resti fossero stati rubati; o che a riprenderseli fosse venuto lo stesso Dante per tornare alla sua vita errabonda che per il momento lo rendeva irreperibile. Il Papa scarto’ la prima ipotesi, ma si trovo’ in imbarazzo di fronte alla seconda. Poteva un Papa mettere in dubbio la reincarnazione dell’anima del defunto nel suo corpo, che la Chiesa dava per sicura?

Nel 1865 l’Italia, da poco diventata Nazione e all’affannosa ricerca di Padri della Patria, si apprestava a celebrare un contumacia di cadavere il sesto centenario della nascita del Poeta, quando un trombaio, aprendo un buco "fra le cappelle Rasponi e Braccioforte - scrive Santi Muratori -, scopri’ per caso una cassa di legno semidecomposta dall’umido". Apertala, vi trovo’ uno scheletro quasi intatto e una specie di expertise sotto forma di lettera con cui il Priore del convento, Antonio Santi, attestava che quelle erano le ossa di Dante, tempestivamente sottratte di nascosto alla prepotenza di Firenze e del Papa.

Tutto, dal momento di quella scoperta, sarebbe diventato finalmente chiaro, se a complicare di nuovo la vicenda non fosse intervenuta l’iniziativa privata. Nel 1878 Pasquale Miccoli, ex segretario comunale di Ravenna, ordino’ per testamento agli eredi di consegnare al suo successore un pacchetto contenente "diverse ossa, avanzi mortali del Divino Poeta, trafugate all’epoca del loro scoprimento nel 1865". Accolto dapprincipio con scetticismo, il lascito risulto’ poi autentico: le ossa erano proprie quelle che mancavano nello scheletro del Grande Defunto e procurarono un’enorme pubblicita’ al pentito ricettatore. Infatti poco dopo gli eredi di un certo Mordani portarono in Municipio un cofanetto di vetro lasciato dal povero morto: anch’esso conteneva ossa veraci. E da quel momento fu un’alluvione di frammenti. Sicche’, alla vigilia del sesto centenario della morte (1921), fu deciso di ricostruire tutto lo scheletro per porre fine a quella sarabanda. Fu composta una Commissione col compito di sovrintendere all’operazione e di sorvegliare che non si ripetessero i trafugamenti del 1865, mentre quello di vegliare anche di notte sull’integrita’ della Sacra Salma fu reclamato per meriti di guerra e affidato a un supermutilato, Antonio Fusconi, che accanto ad essa sistemo’ il suo lettino da campo e fece dire e scrivere, nella celebrazione ufficiale, che l’"Eroe del Carso riposa accanto al soldato di Campaldino".

Ecco succintamente riassunta, la telenovela dei resti di Dante, destinata a fare scuola a tutte quelle "cacce al cadavere" che sono diventate una specialita’ di questo Paese di necrofili, dove non si riesce mai a seppellirne definitivamente uno. La signora Fontana, direttrice della Biblioteca Nazionale di Firenze, non voleva aggiungervi un capitolo, ma solo un pizzico di polvere. Professor Mazzoni, sia indulgente.

Corriere della Sera, Milano, Italy, 23/7/1999

Indro Montanelli was born in Fucecchio, a small Tuscan village, on 22nd April 1909.
After graduating in Law and Political Sciences, he emigrates to France.
In 1935 he enlists in the XX Italian battalion in Eritrea. His report of this experience is noticed by the Corriere della Sera whose director, Aldo Borelli, assures him an employment. In the meanwhile Montanelli goes to Spain and writes pieces disliked by the Fascist Regime. He’s threrefore expelled from the Party and the Journalist Association and sent to Estonia to conduct the local Institute of Italian Culture.
When allowed back to Italy, he refuses to become a member of the Fascist Party again.
In 1938 he begins to work for the Corriere. He’s sent to Albania, to Germany, to Finland and Norway where he writes celebrated pieces about the Russian-Finnish war.
In 1944 he’s sentenced to death for opposition to the Fascism but he manages to escape, thanks to the intervention of the Cardinal Bishop of Milan, Schuster.
After the war he’s working again as a reporter for the Corriere; we especially remember his reports about the Hungarian revolt.
In 1973 he resigns from the Corriere because of incompatibility with the new political choices of the newspaper. He founds the Giornale a newspaper against the borning terrorism and for the liberty of expression. For these choices he’s himself victim of an ambush in 1977 when he’s shot by members of the BR. He’s not stopped by this act of violence and the line of the newspaper continues even stronger, till the end of terrorism.
Things change when Silvio Berlusconi, who was the owner of the Giornale, chooses to involve in politics in 1994. Montanelli refuses to be an employee of a politically committed owner and leaves the newspaper to found a new one, the Voce, which will last about a year.
In 1996 he accepts to write again for the Corriere where he edits a page with the mail of the readers his "only masters", in his own words.
He dies in Milan on 22nd July 2001.
Besides being one of the greatest Italian journalists, Montanelli has also written several books of history, especially Italian history, which received a lot of appreciation from the public and are an example of clarity and fluent prose.

Indro Montanelli